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14 luglio 2010

Lo dice il nome stesso: Gioco di Ruolo.

L’essenza di un GdR è il grado in cui il giocatore si trova ad interpretare un personaggio che non è lui.

Qualcuno dice che definire il GdR è complicato, perché bisogna tenere conto della libertà che si ha, della possibilità di compiere scelte e così via, ma tutte queste cose vengono ben dopo questa caratteristica fondamentale: interpretare qualcun’altro.

Questo significa assumerne i pregi e i difetti, le possibilità e le limitazioni.

Questo problema mi è stato ispirato da una discussione sugli Elder Scroll, che mi ha portato a questa pagina. Si parla anche del perché certa gente non considera tali videogiochi veri GdR (insieme a recriminazioni sulle differenze tra l’ultimo uscito Oblivion e il predecessore Morrowind, ma questi sono discorsi che c’entrano poco con il punto che sto sviluppando).

Nella discussione si tirano in ballo tante motivazioni, dalla libertà di esplorare, a quella di farsi una propria vita quotidiana, a quella di avere un mondo che si evolve tutto intorno indipendentemente dalle azioni del protagonista… tutti punti pregevoli per un videogioco e anche per un GdR, sicuramente, perché aggiungono spessore, ma non sono il punto centrale del discorso.

Nonostante tutti questi punti pregevoli, viene a mancare proprio l’interpretazione reale del personaggio (e del resto, nello stesso sito, se si va a leggere la presentazione su Cosa è un GdR, viene sottolineata l’importanza dell’interpretare…), quindi è ovvio che tale gioco non può essere considerato un esempio emblematico di GdR, poiché è l’abilità del giocatore che determina i combattimenti (la mira, la velocità nel cliccare, i riflessi nell’individuare un nemico, ecc…) e non esclusivamente i dati di forza, agilità e resistenza del personaggio (che ci sono ma necessariamente non possono influenzare completamente le abilità del giocatore… accecandolo se ha un punteggio basso di mira, per esempio), così come è l’intelligenza del giocatore che risolve enigmi o determina l’andamento di un dialogo, indipendentemente dal “punteggio” di intelligenza o eloquenza del personaggio. Parlando di un videogioco ci sono ovviamente da tenere presente le limitazioni di programmazione, ma ci sono accorgimenti che potevano essere presi e non è stato fatto… in questo caso non si può mettere tutto su una bilancia e dire “è vero che manca questo, ma c’è quest’altro”… si è mancato un punto fondamentale, quindi il piatto della bilancia non potrà mai essere equilibrato.

Dunque prima di lanciarvi in sperticati discorsi su “interpretazione”, che viene intesa come “recitazione” contrapposta al combattimento (posso essere anche un attore shakespeariano, ma andare fuori personaggio se penso solo alla “tecnica” o alla “quantità” più che alla qualità – c’è chi misura il GdR in base a quanto si parla invece di combattere, cosa del tutto sbagliata, anche se a livello personale si può giustamente amare maggiormente un tipo di approccio al gioco, combattimento intenso o interpretazione, rispetto all’altro), libertà di scelta e azione, realismo e così via, tutte cose sacrosante, ma che NON SONO la definizione di un GdR, piuttosto punti di merito per valutarne il “successo” o la complessità, chiedetevi quanto c’è in un qualsiasi presunto GdR (videogioco, cartaceo, ecc…) del personaggio che state gestendo (che è una persona con abilità, caratteristiche, desideri, ecc… diversi dal giocatore) e quanto c’è del giocatore che ci sta dietro (ovvero i suoi pensieri, le sue abilità di “persona reale”).

Indipendentemente dal fatto che stiate recitando in teatro o che siate nel cuore di una battaglia.

Questo vi darà l’idea di quanto quel prodotto si possa identificare nel termine GdR.

8 luglio 2010

Qualche tempo fa, un leone lasciò il trono per la richiesta dei suoi sudditi di avere una certa “democrazia”. Poiché amava molto il suo regno e pensava che potesse giovagli, accettò di farsi da parte, ma rimase un punto di riferimento per tutti, poiché era molto amato.

Un giorno si trovò con una spina in una zampa e non sapeva come fare, poiché il dolore era veramente insopportabile.

Poiché i nuovi governanti ci tenevano a tenere buoni rapporti con lui, gli si presentò Mr.Banana, scimmia di bassa statura ed ego smisurato, momentaneamente a capo della Savana, che volle impegnare tutto il suo governo per risolvere la situazione. Infine volle dare il suo parere: “Dobbiamo tagliare tutto l’arto”.

Dalla parte opposta, coloro che si erano presentati contro Mr.Banana come alternativa di governo (ma anche no), erano un gruppo di avvoltoi spelacchiati che miravano a perdere, perché vincendo avrebbero dovuto lavorare, invece di vivere sui cadaveri degli altri come in quel momento. Anche loro si recarono in visita dal leone e dissero: “Non possiamo condividere la diagnosi di Mr.Banana, ne siamo consapevoli, ma è lui che comanda. Noi contiamo come il due di picche, non che la cosa ci dia fastidio, ma cosa possiamo fare?”

Il leone li guardò e disse: “Non potete opporvi? A me questa zampa serve per cacciare…”

Gli avvoltoi si consultarono a lungo, poi dissero: “Potremmo anche opporci, ma poi rischieremmo di perdere la nostra razione di cadaveri e se poi gli altri animali fossero d’accordo con noi? Rischieremmo addirittura di vincere… facciamo così… potremmo cercare di mediare… limitare il danno… invece di tutto l’arto, tagliamo solo una zampa.”

Infine si presentò una delegazione di vecchi sudditi, che ancora ammiravano il leone perché quando c’era lui al potere almeno le cose funzionavano. Pian piano quello che loro volevano, questa benedetta “democrazia” era stata sempre meno applicata, tanto che Mr.Banana pensava solo a sé stesso, ma nel loro piccolo sopravvivevano. Alcuni si dicevano d’accordo con Mr.Banana, altri con gli avvoltoi, perché i pappagalli che ripetevano le notizie per la savana ormai li avevano convinti, ma alla fine si fece avanti una giovane suricata che ancora ci teneva a ragionare con la sua testa: prese la spina tra i denti, la tirò fuori, poi leccò la ferita fino a quando non si rimarginò.

Il leone guardò sorpreso la suricata: “Era così semplice? Bastava tirare fuori la spina? E perché allora non l’hanno proposto anche gli altri?”

La suricata alzò le spalle: “Mr.Banana è preoccupato perché sa che tu, anche se non sei più giovane, sei pericoloso per lui perché tu hai a cuore il destino dei tuoi sudditi e quindi potresti sopraffarlo con la tua forza se facesse qualcosa di sbagliato. Privandoti della tua zampa e quindi della tua forza, avrebbe risolto tutti i tuoi problemi. Ancora peggio, però sono stati gli avvoltoi, perché sapevano che anche con te non sono mai mancati loro cadaveri per banchettare, eppure ad una proposta che sapevano essere assolutamente sbagliata, esagerata e improponibile durante il tuo regno, non hanno voluto opporsi, ma hanno cercato di “limitare il danno” dando comunque a Mr.Banana quello che voleva, ma facendoti credere che erano riusciti a migliorare l’accordo”.

In quella Savana, che purtroppo si trovava molto lontano da noi e in un tempo leggendario dove la giustizia alla fine trionfa, il leone, colmo d’ira per quello che la suricata gli aveva fatto capire uccise Mr.Banana e gli avvoltoi, tornando ad essere il re di quel paese (cosa di cui i cittadini, tutto sommato, furono felici).

La morale di questa storia, mi vergogno un po’ a ripeterla, è che quando qualcuno fa una proposta esagerata e palesemente inutile per risolvere un problemain realtà molto semplice, è perché quel qualcuno sta cercando di ottenere di nascosto un secondo fine. L’unica limitazione del danno, allora, è quella di liberarsi di quel qualcuno, che è ovviamente traditore e infingardo, bocciando completamente la sua proposta. Guai a offrigli anche solo una frazione di quello che chiede, poiché non sai qual’è il suo scopo e qualsiasi mediazione nasconde una sconfitta.

1 luglio 2010

Navigando in rete ho trovato uno sfogo di una mamma che da tempo litiga con il capo scout del figlio…

Questa è la mia risposta, che ho ritenuto utile pubblicare anche qui…

1. Messa e benedizioni, colpa della religione?

L’AGESCI e cattolica, ma il CNGEI (quelli che tu chiami laici) è in realtà aconfessionale… ovvero non hanno una confessione di riferimento. Il metodo scout teorizzato da BP ha come punto fondamentale la crescita nella fede e infatti anche il CNGEI ha il suo momento di spiritualità, che ovviamente è impostato diversamente.

Io ho conosciuto scout CNGEI che mi hanno raccontato cose allucinanti, che non dipendevano dalla religione o dalla spiritualità. Come si dice: l’erba del vicino è sempre più verde…

Io penso che come tutte le organizzazioni si vedono i difetti della propria (che sicuramente ci sono) pensando che l’altra sia meglio. In realtà l’unica cosa da fare è PRIMA cercare di risolvere i problemi che si hanno con la propria organizzazione e se proprio non si riesce allora provare con l’altra.

Non sono le messe a dare problemi. Se pensiamo che il Vangelo esprime un così grande amore di Dio verso gli uomini, la coseguenza logica vuole che i capi scout facciano proprio tale amore per i ragazzi. Ma i capi scout sono uomini e donne e quindi fallibili come tutti.
Ce ne sono di bravi e di meno bravi.
Fai benissimo a chiedere spiegazioni e a piantare grane: serve un rapporto di fiducia (che è essenzialmente l’amare “il prossimo come sé stesso” evangelico) che evidentemente non c’è e le preoccupazioni di una mamma devono essere risolte, ma attenta anche a non esagerare, perché si rischia di essere bollati come “la rompiscatole” che viene sistematicamente ignorata… vedi al punto 3.

2. Vino, torte, attività di autofinanziamento

La vendita di prodotti alimentari, da parte di qualsiasi associazione, deve avere l’avvallo dell’AUSL locale. Spesso per avere la fiducia senza dover chiedere tutte le volte una certificazione basta evitare alcuni ingredienti e segnare tutti quelli usati.
Per esempio nelle torte sarebbe bene non usare crema, uovo non cotto, frutta e in generale tutto quello che ha bisogno di conservazione in frigorifero.

Posso capire la perplessità della vendita di alcolici, ma come ben dici i minori non possono COMPRARE alcolici… la vendita non è contemplata dalla legge, nel momento in cui i minori non ne fanno uso… può sembrare una presa per il culo, ma io quando ero in reparto ho venduto dei liquori (fatti in collaborazione con un genitore), senza assaggiarne una goccia e nell’ambito di una più ampia impresa (abbiamo decorato le bottiglie, personalizzato i tappi con la pasta di sale…).

Personalmente mi sembra poco consistente dal punto di vista educativo (la domanda è sempre “a cosa serve?”) imbottigliare il vino… anche in questo caso avresti dovuto confrontarti su questo tema, non tanto sulla vendita in sé.

3. Raggiungibilità, responsabilità, abbandono di minore. LA FIDUCIA.

La “regola” scout non vieta in alcun modo la presenza del cellulare, ma piuttosto l’uso che se ne fa. Quando il ragazzo passa tutto il suo tempo a mandare SMS, chiamare gli amici, giocare e ascoltare musica (perché ormai il cell fa tutto, manca solo il caffé) questo non è educativo.
Essere scout dovrebbe educare alla vita insieme, non all’isolamento nella tecnologia.

Io non ho capito se tuo figlio è nei lupetti o in reparto.
Nel primo caso io non mi sono MAI sognato di lasciare i bambini soli un minuto (se non c’ero io c’era un altro capo, in ogni caso). Questo il motivo per cui il cellulare non è mai stato necessario.
Nel secondo caso ogni squadriglia è composta da ragazzi che arrivano anche ai 16 anni. Se fossero ragazzi normali forse ci si potrebbe preoccupare, ma in teoria uno scout dovrebbe essere stato abituato ad una certa assunzione di responsabilità già da tempo… ecco perché ci si permette di lasciarli dormire “da soli”.

Questo, in ogni caso, non è  del tutto vero.
Io come capo cerco sempre di mandarli dove possano rivolgersi a qualcuno in caso di bisogno (una parrocchia, una famiglia, ecc…) e viene lasciato sempre almeno un cellulare (durante le uscite anche dei walkman), in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di emergenza o controllare se vediamo che ritardano e simili.

Quello che non vogliamo, però, è che una mamma troppo apprensiva telefoni al figlio. Si ritorna alla fiducia già citata. Fiducia nei confronti del capo (che chiama, se succede qualcosa) e del figlio.
Fidarsi dei capi forse non è facile… dei figli a volte ancora meno, ma di certo non fa bene al loro percorso educativo… e questo indipendentemente dal fatto che siano AGESCI, CNGEI o che siano in gita con la scuola.

L’abbandono di minore è una realtà, tutti noi capi ne siamo consapevoli.

La legge italiana lo vieta, ma se vogliamo essere pignoli, seguendo la legge ci sono un sacco di comportamenti quotidiani che ricadono sotto questa legge… il ragazzo che fa i 500 metri dalla casa alla scuola a piedi e gli succede qualcosa coinvolge il genitore per abbandono di minore esattamente come per gli scout.
Si ritorna alla fiducia già citata… se si lascia il proprio figlio girare tranquillamente per il centro del paese senza scorta, si è nella stessa situazione del capo scout.
Se si dà fiducia al figlio che non si butterà sotto la prima macchina che passa, si deve dargli altrettanta fiducia che non aprirà al primo sconosciuto che bussa alla porta… sono cose che una persona dovrebbe insegnare già alle elementari, quando gli si dice di non accettare caramelle dagli sconosciuti.

Se un ladro entra in casa armato, la presenza di un genitore (a meno che non sia armato anch’esso) è pressoché inutile ai fini della sicurezza… ci sono cose che dipendono da noi, altre che non dipendono da noi… non si può essere preoccupati in via permanente, perché sappiamo benissimo che a questo mondo può succedere qualsiasi cosa indipendente dalla nostra volontà e ci si ritrova dentro una bara…
Ogni cosa che si fa deve essere preparata in modo che si abbia il minor grado di pericolo possibile. Se si hanno dei dubbi, come dicevo al punto 1, è giusto informarsi sulle precauzioni prese (molti genitori, prima di una uscita ci hanno chiesto se i figli avrebbero fatto qualcosa di pericoloso e quali precauzioni avremmo preso, se già non era richiesto a loro di occuparsene – per esempio dando ai figli attrezzatura adeguata) e il capo E’ TENUTO A RISPONDERE.
Non c’è santo che tenga in questo caso…

Mia madre (e siamo in 5 figli, di cui 4 negli scout) ha fatto ai capi queste domande a suo tempo, ma poil, dall’altro lato, ha cominciato anche a fidarsi di noi… ogni tanto, conoscendoci, le viene ancora qualche dubbio (soprattutto sui due “piccoli” – 17 e 16 anni), ma sa che almeno 1 dei capi che ci sono è abbastanza affidabile da controllarli per lei…

Teoricamente è impossibile aprire una branca con un solo capo… quindi se non ti fidi di questo che citi, prova con un altro…

Un ultimo appunto a proposito della legge. Il regolamento magari non lo dice, ma per diventare capo bisogna seguire dei corsi che lo specificano chiaramente: gli scout devono comunque rispettare a pieno le leggi dello stato in cui si trovano. Se ci sono prove che dimostrano che non lo fanno (ma servono delle prove, per l’abbandono di minore mi sono già espresso), allora E’ DOVEROSO CRITICARE.

4. La CoCa…

La CoCa è la Comunità Capi. E’ l’organo organizzativo del gruppo locale. E’ sempre bene risolvere i problemi con i capi in privato e direttamente prima di piantare la scenata pubblica, ma se proprio tali problemi non si risolvono è consigliabile trovare un mediatore “superiore”, solitamente il capogruppo…
Dovrebbe essere nell’interesse del gruppo evitare frizioni tra i genitori e i capi, o tra i capi e i ragazzi e tali problemi, se non vengono risolti nella branca dove si verificano, devono essere risolti a livello di gruppo.

5. La massa di pecoroni

Penso sia tipico della cultura italiana parlare alle spalle, mugugnare ma non risolvere nulla perché alla fine nessuno ha il coraggio di parlare.
Per esperienza personale mi è capitato di subire violenti e infondati attacchi da parte di un mio “collega” capo scout, spinto da non so quale spirito di invidia o superbia, che due anni fa mi ha “epurato” dalla branca in cui avevo lavorato fino a quel momento citando fonti che, interrogate in seguito, hanno smentito tutto veementemente…

Ora… io non sono di certo uno che può far paura… ascolto musica classica, sono figlio di una maestra ammirata da tutti che mi ha educato in modo irreprensibile (che sarebbe la prima a farmi il cazziatone se sbagliassi qualcosa), quindi dubito che questi genitori avessero paura di parlarmi in faccia… senza contare che più di una volta avevo organizzato delle vere e proprie riunioni educative per i genitori, che secondo me DEVONO sapere il COME e il PERCHE’ delle cose che si fanno.

In ogni caso, dopo questo ho sempre cercato di capire, apertamente (alle riunioni di inizio/fine anno) o indirettamente (il pettegolezzo non muore mai) quali fossero le opinioni dei genitori e i problemi che potevano sorgere. Anche qui dipende da persona a persona…

Se però i gentiori mugugnano e non dicono nulla, tutto quello che serve loro è un organizzatore… se tu hai il coraggio di parlare non puoi farlo a titolo personale, ma organizzare anche gli altri…
Attenzione organizzare, ma non istigare… il punto di vista di una sola persona non è MAI obiettivo. Quello che per te è sbagliato può non esserlo per altri… ciò su cui tu ti potresti impuntare come la cosa più importante del mondo magari per altri è una fischiata…
Bisogna sempre sentire le voci di tutti e cercare di capire quali sono le cose che davvero non vanno (perché mettono d’accordo tutti) e quelle che invece sono causate dalla differente sensibilità delle persone…
E poi, una volta definiti i punti da chiarire lo si deve fare con fermezza, ma anche con spirito di ascolto… si deve chiedere non tanto il cambiamento, ma la motivazione (perché c’è sempre un motivo per cui si fanno le cose), come spiegavo prima per il cellulare…

30 giugno 2010


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Claudio Amendola – Niccolò Ammaniti – Lucia Annunziata – Roberto Andò – Ambra Angiolini – Francesca Archibugi – Alessandro Bergonzoni – Alessio Boni – Mimmo Calopresti – Ascanio Celestini – Francesca Comencini – Carmen Consoli – Paola Cortellesi – Lella Costa – Ivan Cotroneo – Emma Dante – Giorgio Diritti – Giancarlo De Cataldo – Renato De Maria – Diego De Silva – Ilaria D’Amico – Isabella Ferrari – Fiorello – Dario Fo – Arnoldo Foà – Marcello Fois – Carla Fracci – Fabrizio Gifuni – Irene Grandi – Monica Guerritore – Leo Gullotta – Margherita Hack – Carlo Lucarelli – Daniele Luchetti – Gad Lerner – Anna Marchesini – Mario Martone – Mita Medici – Giovanna Mezzogiorno – Caterina Murino – Silvio Orlando – Umberto Orsini – Moni Ovadia – Giorgio Pasotti – Nicola Piovani – Massimo Popolizio – Gigi Proietti – Isabella Ragonese – Marina Rei – Paolo Rossi – Sergio Rubini – Toni Servillo – Salvatore Settis – Valeria Solarino – Paolo Sorrentino – Oliviero Toscani – Trio Medusa – Franca Valeri – Andrea Vianello – Luca Zingaretti

Queste le personalità che si appellano ai cittadini perché si informino e si ribellino alla legge anti-intercettazioni, la cosiddetta Legge Bavaglio, che nega ai cittadini il diritto di essere informati e permette al governo di decidere cosa può essere pubblicato o no.

Un cittadino può decidere di restare nell’ignoranza… basta guardarsi il TG4 o comprare solo i giornali di proprietà del Presidente del Consiglio… ma non si può impedire per legge a chi vuole essere informato di farlo. Alla magistratura e alla polizia che deve difenderci vengono sottratti gli strumenti per farlo e noi non possiamo nemmeno saperlo.

Passate parola!

18 giugno 2010

Ho aderito alla campagna virale per la diffusione del nuovo sito del Fatto Quotidiano che aprirà il 22 Giugno.
Non abbiate paura, quindi se all’apertura delle pagine appaiono croci e censure varie… si tratta di uno spot da me approvato e anzi, voluto, e non un virus. Se vi dà fastidio potete chiuderla immediatamente cliccando su “X CHIUDI” in alto a destra.

Se pensate che sia troppo invadente per la navigazione, tra qualche settimana, passato il lancio del sito, lo sostituirò con un banner più discreto… per adesso il 72° posto in classifica per la libertà di espressione mi vieta di farlo…

Passate parola e comprate il Fatto Quotidiano!

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14 giugno 2010

Ultimamente gira sulla rete questa lettera di una professoressa che rileva le tante contraddizioni dei tagli alla scuola… 8 milioni contro i 25 stanziati per l’esercito, per esempio, o l’aumento degli stipendi agli insegnanti di religione, mentre quelli degli altri insegnati sono bloccati “per la crisi”… Io l’ho letta e l’ho particolarmente condivisa. Se anche a voi sembra giusto pubblicatela sul vostro blog, mandatela ai vostri contatti… insomma, la scuola è un bene primario, difendiamola anche diffondendo informazione…

Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un’aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.

C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.

Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.

Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.

E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E’ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti… manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.

Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.

Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?

Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Mila Spicola, professoressa

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30 gennaio 2010

Per evitare spoiler metterò tutto oltre il salto. Se qualcuno è interessato prosegua.

Senza rovinare la sopresa a nessuno posso dire che l’unica cosa che per me può spiegare il finale di questo gioco è di voler costringere i giocatori ad acquistare il seguito… un seguito che sinceramente al momento mi sta già antipatico, proprio per il fatto che sono costretto a comprarlo.

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(continua…)

15 gennaio 2010

Come avete visto non sono solito perdere molto tempo a fare articoli di tipo politico, perché non è questa la funzione, ma questa la devo assolutamente scrivere.

Come ha denunciato Repubblica, il governo, tramite decreto (e quindi non legge ordinaria, svuotando come al solito il parlamento di tutto il suo potere), ha inserito una nuova “tassa” su tutto il materiale elettronico dotato di memoria interna (sarà pubblicato a giorni in Gazzetta, e allora si potrà leggere se vale per esempio anche per le lavatrici di ultima generazione che hanno schede di memoria per ricordare i programmi usati).

Questo cosa significa? Che ogni volta che compreremo un telefonino una bella somma andrà alla SIAE, giustificando il fatto che potremmo farci una copia MP3 di un brano che abbiamo in CD…

In pratica significa che per “contrastare” la possibilità di fare copie di backup (in alcuni casi legali, in altri no… dipende dalla licenza allegata) noi paghiamo in anticipo i soldi alla SIAE, anche su oggetti, come il decorder Sky, che non serve a fare copie… e chissà anche probabilmente le macchine fotografiche…

Questo viene fatto senza il minimo dibattito interno al Parlamento (tramite decreto, magari con la fiducia, come avviene nel 90% dei casi con questo governo), una nuova vera e propria tassa sull’High tech che farà pagare ai consumatori anche il 30% in più, facendo lievitare come non mai i prezzi di computer, hard disk e così via, che sono già molto più alti degli altri paesi europei, a confronto (conosco un amico trentino che compra il materiale oltre confine perché costa la metà).

Come al solito, quando andate a votare, ricordatevi di questi bei regalini e parlatene anche ai vostri nonni e genitori che non vivono magari nel mondo della tecnologia e non si accorgono che l’Italia fa di tutto per tornare indietro, invece che andare avanti.

11 gennaio 2010

Il gruppo dei Vitruvians è una comunità di disegnatori, sceneggiatori e amanti dei giochi di ruolo uniti dalla voglia di fare qualcosa di concreto.

I Vitruvians si cimentano nella realizzazione e diffusione di giochi di ruolo. Hanno già partecipato a diverse fiere proponendo l’innovativo sistema di regole CADMUS e l’ambientazione multiuso T-Rev. Nel 2009 hanno indetto un concorso per fumettisti e presentato una mostra di giovani talenti artistici al Centro Giovani di Perugia.

Tutti coloro che hanno voglia di lavorare insieme troveranno un ambiente stimolante e ricreativo in cui coltivare le proprie passioni. Ognuno porta avanti il progetto che vuole (compatibilmente con le esigenze editoriali del gruppo), e partecipa alla sua realizzazione e commercializzazione.

Partiti dai gdr, presto i Vitruvians si espanderanno anche ai libri di narrativa e ai fumetti. Nel contempo il gruppo cura la crescita professionale dei membri e ne promuoviamo anche le loro opere personali pubblicando in rete il curriculum.

Nel sito www.gdrvitruvians.com è possibile trovare molti materiali di gioco scaricabili e anteprime delle bellissime illustrazioni dei futuri manuali.

Chiunque abbia una passione letteraria, fumettistica, ludica o di qualunque altro genere può contattarci tramite il sito, siamo sempre pronti ad accogliere nuove leve!

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Questo gruppo mi ha chiesto di fare un articolo su di loro, per promuovere ciò che fanno e come appassionato di GdR, scrittore e disegnatore per hobby, non posso negarmi.

Nonostante il loro sito si presenti un po’ spoglio (ma del resto anche io non ho trovato ancora il tempo di realizzare una grafica personalizzata per il mio blog… e il loro gruppo esiste da solo un anno) è interessante vedere il loro impegno nel creare qualcosa che possano chiamare loro, in un campo difficile come il GdR, che è solitamente dominato dalle grandi case editrici come la Wizard of the Coast. Questo gruppo perugino, infatti ha realizzato il sitema CADMUS sopra citato che è un sistema flessibile di regole per GdR, in grado di adattarsi a molte ambientazioni attraverso aggregazione di regole che possono altrimenti essere tralasciate a seconda dell’ambientazione (al contrario, per esempio di D&D che è dichiaratamente una ambientazione a carattere medieval-fantasy e non si può facilmente adattare).

Il materiale è quello che ci si può aspettare da un gruppo che (per il momento) non si può ancora definire professionista, ma da qualche parte si deve pur cominciare e non è facile per dei giovani riunire collaboratori che non si facciano pagare 50-100 € per disegno in bianco e nero… fidatevi che con il mio progetto Tanthryll Chronicles, fermo per l’ennesima volta, ne so qualcosa.

Io credo che sia in ogni caso un buon punto di partenza per loro e per chiunque abbia interessi in questo campo, perché è un’occasione per vivere questa esperienza dal punto di vista del creatore e non solo dell’utilizzatore di un prodotto. Permette a chi pensa di poter dare un contributo di mettersi in gioco (letteralmente) e crescere nel suo campo di azione (che sia disegno, narrazione o altro) con uno scopo, cosa che non è affatto da sottovalutare anche se non si debba essere da subito abbastanza bravi per entrarvi.

Qualche tempo fa misi sul blog un video che parlava delle differenze tra la gestione economica del centrodestra e del centrosinistra, ad opera del gruppo di studenti “Quattrogatti”.

Nel frattempo hanno fatto altri studi e questo è uno dei più interessanti perché parla di un fenomeno molto attuale che sta dividendo l’Italia, solitamente presentato dalle 6 reti di governo come “problema principale” per la sicurezza, probabilmente per deviare l’attenzione da tutti gli altri problemi, e soprattutto dalla Lega per la loro crociata razzista.

Spero possa aiutare a fare un po’ di chiarezza.

Immigrazione: Risorsa o minaccia?

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